Allarme povertà

bilancio 2015
È il giorno dei ringraziamenti e delle denunce nella comunità Emmanuel. Del dolore che riempie di lacrime il mediterraneo e dell’indignazione per i naufraghi di casa nostra. Ma oggi per i poveri è anche il giorno della speranza: non numeri, ma persone. Non cifre del bilancio sociale della carità ma uomini, donne e bambini da sostenere restituendo loro la dignità perduta.
La speranza è nelle parole del prefetto Claudio Palomba che in occasione della presentazione del bilancio sociale 2015 dell’Emporio della solidarietà va oltre le lacrime, i fazzoletti, l’indifferenza denunciata alla stampa anche dall’arcivescovo Domenico D’Ambrosio e da Daniele Ferrocino nelle vesti di vice presidente della comunità Emmanuel e promette: «Dopo l’estate apriremo un nuovo cantiere, un tavolo anticrisi sulla povertà che metta insieme istituzioni, associazioni e grande distribuzione».
Sarà la svolta? Di sicuro non sarà l’unica operazione che avvierà il rappresentante del Governo in favore delle fasce sociali più deboli. Un altro tavolo, sempre in prefettura, sarà dedicato interamente all’economia (solidale?) e all’emergenza abitativa, altro dramma sociale, quest’ultimo, che pesa sulla vita di centinaia di famiglie.
Il modello a cui rifarsi è quello sperimentato a Rimini (precedente sede del prefetto) insieme alla Caritas locale: censire le abitazioni sfitte e, laddove possibile, affittarle a canoni calmierati in parti uguali a immigrati e residenti. Anche questo tavolo sarà attivato dopo l’estate perché – spiega Palomba – «ora siamo impegnati con le elezioni amministrative e con il nuovo distretto turistico». Ma il messaggio al territorio che esce dalla prefettura – a «chi ha pubbliche responsabilità» e a chi «collabora sotto il profilo dell’associazionismo» è chiaro: trasmettere con i fatti il concetto di solidarietà «cercando di attivare, attraverso una rete di collaborazione, interventi mirati, partendo dal quotidiano». 
Quel quotidiano a cui nessuno più guarda e che soccombe rispetto alle grandi questioni su cui si arrabatta la politica e si arrovellano i ricchi e i potenti. Salvo poi scoprire che a Lecce le persone private di tutti i beni di prima necessità aumentano in maniera esponenziale. Solo l’Emporio della solidarietà della comunità Emmanuel di padre Mario Marafioti nel 2015 ne ha sfamati 3.400. Rispetto all’anno prima le famiglie sostenute sono aumentate del 30% passando da 623 a 800. Sono stati donati 105 tonnellate di prodotti alimentari contro 76 del 2014, mentre il valore delle merci è passato da 245.000 euro del 2014 a 350.000 euro del 2015.
Numeri, certo. I soliti dati parziali di una povertà assoluta raccontata in cifre che, a ben leggere, sono tutt’altro che sterili. Basti dire che il 74,96% dei beneficiari della card che per tre mesi (rinnovabili) consente di fare gratis la spesa nell’emporio, sono disoccupati cresciuti in un anno di ben otto punti percentuali, e che Lecce, con il 69,82 per cento, è il comune dell’ambito territoriale con il maggior numero di assistiti (Lequile, al secondo posto, è a quota 19,94 per cento). Questo i beneficiari, e i donatori chi sono? Ci sono, ci sono. Molti prodotti hanno la sigla governativa Agea, che copre il 57,87 delle entrate, ma ben il 37,83 per cento sono il frutto delle raccolte alimentari rese possibili grazie alla folta schiera di volontari, la maggior parte dei quali fanno capo alla Protezione civile, e a cui lo scorso anno si sono aggiunti in massa gli scout e gli studenti di numerose scuole di Lecce e provincia, con in prima fila le Marcelline. Bastano a sfamare gli affamati del territorio. Non bastano, nonostante l’impegno anche del Banco delle opere della carità. Le donazioni dei privati nel 2015 sono state pari al 3,72 per cento ripsetto al 15,40 per cento dell’anno prima, tanto che la Comunità ha dovuto aprire il suo portafogli, contribuendo per lo 0,58 per cento all’acquisto dei prodotti. Anche dal carrello della spesa è possibile descrivere il nuovo scenario sociale: tagliato abbigliamento, confettura, caffè, biscotti e merendine varie, sono cresciuti gli alimenti fondamentali come farina, frutta, latte, olio, passata di pomodoro. 
«L’emporio aiuta tanti naufraghi a non naufragare», dice padre Mariafioti attraversando il mare in tempesta dell’indifferenza. Serve una svolta. Che potrebbe avvenire dalla proposta di legge contro gli sprechi alimentari, che in Italia è pari al 5,5 milioni di tonnellate, ossia il 92,5 per cento dell’eccedenza e il 16 dei consumi, per un valore di 12,3 miliardi di euro. E anche su questo la prefettura intende mettere intorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera agroalimentare, istituzioni e associazioni per rendere, una volta approvato, operativo il provvedimento. 
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Mercoledì 1 Giugno 2016 - Ultimo aggiornamento: 07:14
di Angela NATALE
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